| Gennaio 2011 |
Statuto CNR: luci e ombre
Il 19 gennaio 2011 il Consiglio di Amministrazione del CNR allargato agli esperti nominati dal Ministro Gelmini, ha approvato la versione definitiva dello statuto del CNR.
Il giudizio che ne diamo è di un RISULTATO CONTROVERSO, in cui si sommano una grande OPPORTUNITA' PERSA ma allo stesso tempo uno SCAMPATO GRAVISSIMO PERICOLO!
Ricordiamo che dopo l'approvazione della prima bozza da parte del CdA nello scorso agosto, il Ministro aveva inviato dei rilievi che stravolgevano il senso stesso della "governance" di un ente di ricerca. Veniva cioè data indicazione di inserire nello statuto la nomina diretta del Direttore Generale da parte del Ministro e si attribuivano a quest'ultimo competenze non solo in ambito di gestione amministrativa ma persino nelle decisioni che attengono strettamente la sfera scientifica (acquisizione di risorse esterne su progetti di ricerca, nomina dei direttori di istituto e di dipartimento, etc.). Di fatto relegando il Presidente e il CdA dell'ente (costituito da scienziati di alto profilo) in una situazione ancellare rispetto al DG. Insomma, una sorta di COMMISSARIAMENTO PERMANENTE, non soggetto quindi all'eccezionalità temporale e funzionale dell'istituto commissariale.
Il fatto che lo statuto ieri approvato abbia rigettato questa indicazione (anche se alcune nuove funzioni del DG appaiono non completamente nei limiti del ruolo gestionale e amministrativo) è un importante risultato che deve essere riconosciuto ai tanti che hanno contribuito ad esso:
- il personale CNR e la comunità scientifica (interna ma anche esterna) che ha protestato e manifestato (il 17 novembre in Piazzale Aldo Moro, e poi successivamente in concomitanza con le riunioni CdA),
- i vari sindacati che da subito si sono mobilitati e hanno svolto un ruolo attivo determinante,
- i molti politici (dentro e fuori il Parlamento) che hanno assunto posizioni di contrasto,
- quei membri del CdA che si sono convintamente opposti a questo stravolgimento,
- quella parte di comunità scientifica esterna che ha fatto sentire la propria indignazione (sottoscrivendo alcuni appelli che si sono organizzati in questo periodo) e, come nel caso del Presidente Onorario dell'Accademia dei Lincei, il fisico Giorgio Salvini, scrivendo un'accorata lettera al Presidente della Repubblica a difesa dell'autonomia della scienza.
Ricordiamo che Salvini fondò nel 1952 assieme ad Edoardo Amaldi il prestigioso Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che ottenne fin da allora, grazie all'impegno di questi padri della scienza nazionale, la piena autonomia di questo istituto.
- Infine, e non da ultimo, un ruolo va riconosciuto alla Presidenza della Repubblica che ha svolto una "moral suasion" a favore dell'autonomia del CNR e a difesa dell'articolo 33 della Costituzione.
Resta però tutto il rammarico per l'OPPORTUNITA' PERSA. Dopo ben 21 anni dal riconoscimento di autonomia alle università italiane (è del 1989 la Legge 168 che la introduce) era questa un'occasione straordinaria per rendere il più grande ente di ricerca italiana, più moderno e più attrezzato alle sfide che attendono la sua ricerca nel mondo.
In assenza di una reale autonomia partecipata da parte della comunità scientifica interna, resta il rischio di vedere compromesse da vincoli e lobbie esterne (cui non è possibile attribuire la responsabilità delle
scelte) molte delle potenzialità che l'Ente dimostra di possedere: ricordiamo che il CNR è stato recentemente valutato in ambito nazionale e internazionale come un ente di altissimo valore per la qualità della ricerca che riesce a produrre. E la sua capacità di accedere alle risorse esterne sul mercato dei finanziamenti alla ricerca rafforza il giudizio di qualità dell'Ente (oggi circa metà del finanziamento complessivo arriva da questo mercato).
D'altra parte il decreto Gelmini (213/2009) aveva posto seri impedimenti a questa possibilità; e le scelte dei cosiddetti esperti (nessuno facente parte del CNR) avevano chiaramente indicato la soluzione verso cui si intendeva procedere.
Restano da commentare 2 norme introdotte dallo statuto (e su cui resta il dubbio che fosse questa la sede adatta alla loro introduzione, anche aldilà delle perplessità di contenuto) che PROIETTANO POTENZIALI RISCHI nel futuro dell'Ente:
- un limite massimo di 10 anni per rapporti a tempo determinato da parte del personale precario (borse di studio, assegni di ricerca, etc.) rischia di stabilire una finestra forzata d'uscita dal mondo della ricerca di studiosi che pure meriterebbero di continuare a lavorarci. Non perché dieci anni siano un tempo insufficiente per definire una formazione, ma perché vista la quantità di risorse investite in questo settore dal nostro Paese (basterebbe considerare il tempo medio di precariato prima dell'assunzione definitiva), si rischia di buttare per strada ricercatori di assoluta qualità a detrimento tanto delle loro vite lavorative (e dei drammi personali conseguenti), quanto del bene della collettività (che ha significativamente finanziato la loro formazione e che necessita del loro contributo qualitativo).
- l'imposizione di un limite del 75% delle spese di personale (tempo determinato più tempo indeterminato) sul finanziamento ordinario (da ottenersi a tendere in dieci anni), rappresenta anch'esso un pericolosissimo limite. Tanto più se si considerano le variazioni di finanziamento cui ci hanno abituato le finanziarie nazionali. Il problema ricadrebbe nuovamente sui giovani e sui precari (spesso coincidenti)!
Per finire, un rischio che appare pure scongiurato, è il mantenimento della natura "generalista" dell'Ente e la NON CESSIONE di parti di comunità scientifica a fantomatiche ma molto voraci e potenti realtà quali l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (Istituto molto finanziato ma della cui qualità non si riesce ad avere notizie!).
| Dicembre 2010 |
| Novembre 2010 |
Per una Ricerca di Qualità
Un disastro! Uno tra i tanti che l'Italia di questi anni si trova ad affrontare. L'ennesimo colpo alle infrastrutture culturali, scientifiche e tecnologiche del Paese. Una zavorra che potrebbe far affondare definitivamente il sistema nazionale della conoscenza.
La traduzione in concetti immediati è semplice: cosa pensereste di un ente di ricerca trasformato in ministero (di quelli italiani di cui è nota l'inefficienza)? O peggio, se è possibile, in una sorta di ente di governo, modello RAI? Come valutereste il fatto che un direttore generale (direttamente scelto dal ministro) abbia a decidere della gestione degli istituti di ricerca? Cosa direste sul fatto che le risorse di un progetto scientifico acquisite in una gara europea debbano essere approvate non dal direttore scientifico ma dall'amministrativo fiduciario del ministro? Quale impressione vi darebbe il fatto che tra un Presidente di riconosciuto merito scientifico e un Tecnico di Amministrazione fedele al politico di turno, sia il secondo a prevalere nelle scelte decisive per il futuro dell'ente scientifico?
La chiamano (e lo teorizzano nel marketing politico che accompagna questa vergognosa manovra) scelta di "governance duale"; e ne glorificano le qualità parlando di cultura manageriale, di efficienza nella gestione dei flussi di risorse, insomma un fondamentale problema di management. Da risolvere con la burocrazia ministeriale!
La sostanza invece sta nella VOLONTA' DI CONTROLLO E DI INFLUENZA che la politica vuole prepotentemente avere sulla GESTIONE e sull'AUTONOMIA degli Enti Pubblici di Ricerca, mettendo in discussione l'importanza (che in certi casi è fondamentale) della terzietà della ricerca pubblica.
Non stiamo contestando il sacrosanto diritto della politica di assumersi le scelte di indirizzo strategico sullo sviluppo del Paese (esistono consolidati strumenti per questo, quali il Piano Nazionale della Ricerca)! Contestiamo che PER METODO si debba sottomettere a dei burocrati l'organizzazione e lo sviluppo delle attività di ricerca e scientifica della conoscenza.
Per questa via sarà più semplice probabilmente approntare ulteriori gravissimi tagli al settore, come quelli che già si paventano nei piani finanziari del prossimo anno (deflussi di risorse, altro che flussi!), senza ricevere significativi ostacoli dalle comunità soggiogate.
La questione, tragicamente ironica, è che questa manovra avvenga attraverso lo strumento legislativo che avrebbe dovuto concedere la PIENA AUTONOMIA agli enti di ricerca pubblici, applicando uno dei principi della Costituzione Repubblicana: quello dell'autonomia statutaria, riconducibile all'articolo 33.
Nessun ministro, nessun governo aveva mai pensato di poter ridurre gli enti di ricerca pubblici a dei dipartimenti ministeriali; nessuno aveva mai ritenuto di approntare così sfrontatamente una matrice burocratico-amministrativa per la ricerca pubblica. Dove la funzione scientifica è sottoposta alla funzione amministrativa: la ricerca al servizio dell'amministrazione piuttosto che viceversa!
Inquietante è il silenzio e l'indifferenza che i media e i commentatori di questioni collegate alla ricerca e all'economia dedicano a questo sopruso. Un sopruso che si consuma essenzialmente a danno delle possibilità di rilancio del Paese.
Spaventoso è però anche il silenzio degli operatori del settore: gli scienziati, i ricercatori, il personale tutto degli enti di ricerca. Un deficit ingiustificabile per una comunità che rischia, se questo fosse mai possibile, di offrire un alibi alla normalizzazione burocratica che si sta disegnando.
E' il momento di interrompere questo silenzio, dentro e fuori di noi. E' fondamentale che ciascuno valuti fino in fondo l'enorme potenziale impatto di questo cambio storico nella conduzione della ricerca pubblica. Serve una grande mobilitazione dei ricercatori degli enti pubblici di ricerca! E che si esprima anche la piena solidarietà del resto della società, interessata quanto noi al futuro della ricerca che è parte essenziale del futuro del Paese! E' fondamentale che si giunga presto ad una importante iniziativa pubblica che veda TUTTI quanti vogliano opporsi a questo progetto stravolgente manifestare insieme.
Chiediamo ai sindacati (TUTTI) di rafforzare le iniziative che hanno già avviato. E che vanno nella direzione che anche noi auspichiamo.
Aderiamo, in questo senso, a qualunque iniziativa che si opponga a questo progetto stravolgente, a partire dall'assemblea pubblica al CNR il prossimo mercoledì 10.
Invitiamo comunque a partecipare ad una grande MANIFESTAZIONE di PROTESTA e di RILANCIO della RICERCA PUBBLICA:
MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE alle ore 10.30 a ROMA in PIAZZALE ALDO MORO, davanti la sede del CNR
Chiederemo ai politici di tutti gli schieramenti che hanno a cuore le sorti del Paese di intervenire e di prendere responsabilmente posizione.
Noi saremo in piazza come scienziati e operatori del settore per rivendicare con forza le ragioni che rendono alta la qualità della ricerca in un paese moderno.
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PRIMI FIRMATARI
Aldo AMORE BONAPASTA (CNR)
Daniele ARCHIBUGI (CNR)
Sebastiano BAGNARA (Univ. SASSARI)
Angela BAZZANO (INAF)
Laura BERANZOLI (INGV)
Carlo BERNARDINI (Univ. Roma "La Sapienza")
Paola BERTOLAZZI (CNR)
Franco BREZZI (CNR)
Marcello BUIATTI ( Univ. Firenze)
Cristiano CASTELFRANCHI (CNR)
Augusto CHIOCCARIELLO (CNR)
Massimo COCCO (INGV)
Rosaria CONTE (CNR)
Angioletta CORADINI (INAF)
Tullio DE MAURO (Univ. Roma "La Sapienza")
Paolo DE NARDIS (Univ. Roma "La Sapienza")
Umberto DI PORZIO (CNR)
Rino FALCONE (CNR)
Paolo FAVALI (INGV)
Margherita HACK (Univ. Trieste)
Francesco LENCI (CNR)
Alberto MICHELINI (INGV)
Franco MIGLIETTA (CNR)
Roberto NATALINI (CNR)
Franco PACINI (Univ. Firenze)
Marco PADULA (CNR)
Augusto PALOMBINI (CNR)
Giorgio PARISI (Univ. Roma "La Sapienza")
Giulio PERUZZI (Univ. Padova)
Francesco POLCARO (INAF)
Fabrizio RICCI (CNR)
Francesco SYLOS-LABINI (CNR)
Settimo TERMINI (Univ. Palermo)
Pietro UBERTINI (INAF)
Carlo UMILTA' (Univ. Padova)
DOCUMENTI DI APPROFONDIMENTO
ALLEGATO1: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GHIZZONI, BACHELET, NICOLAIS e TOCCI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
ai sensi del comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 165 del 2007 di delega al Governo - che ha attuato l'autonomia statutaria degli enti pubblici ricerca nel rispetto dell'articolo 33, sesto comma, della Costituzione – e del successivo decreto legislativo n. 213 del 2009, tutti gli enti di ricerca pubblici vigilati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca devono dotarsi di un nuovo statuto; in particolare per il CNR:
lo schema del nuovo statuto è stato elaborato dal Consiglio di amministrazione integrato da 5 esperti nominati dal Ministro, così come previsto dal comma 1 dell'articolo 27 della legge n. 69 del 2009; l'interrogante ha già evidenziato nell'atto di sindacato ispettivo 5-03355 come l'integrazione del consiglio di amministrazione con componenti esterni che non includono i ricercatori dell'ente abbia sortito, nella formulazione dello schema di statuto, i prevedibili effetti di condizionamento dell'autonomia, di incoerenza con i principi contenuti nella Carta europea del ricercatore e soprattutto di sostanziale esclusione della comunità scientifica interna; l'11 agosto 2010, lo schema di statuto è stato inviato al Ministro, come previsto dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 213 del 2009, per il controllo di legittimità e di merito; in data 7 ottobre 2010, con lettera prot. n. AOOUFGAB9394/GM, il Ministro ha fatto pervenire al presidente i propri rilievi e osservazioni che, a parere degli interroganti, accentuano le distorsioni già evidenziate nel citato atto 5-03355, poiché tendono agli obiettivi della ulteriore limitazione dell'autonomia dell'ente e della centralizzazione e burocratizzazione del sistema di organizzazione e funzionamento dell'ente, in aperta contraddizione con i principi contenuti nell'articolo 1 della legge delega n. 165 del 2007; a tali obiettivi sono volti, in particolare, i seguenti rilievi e osservazioni del Ministro:
in riferimento all'articolo 11, comma 3, (rapporto di lavoro del direttore generale), la valutazione che in prima applicazione dello statuto la nomina del direttore generale sia riservata al Ministro stesso, motivandola con la necessità di dare «nell'immediato attuazione a importanti (ma non meglio precisati) processi di riordino dell'assetto organizzativo dell'Ente»; tale osservazione, che dispone la nomina politica di colui che avrà la responsabilità gestionale dell'ente, non può che essere valutata negativamente in quanto rappresenta il tentativo di commissariare il CNR per trasformarlo, con eccesso di delega, in un mero dipartimento ministeriale, contraddicendo i principi di autonomia previsti dalla legge delega n. 165 del 2007 è sanciti dall'articolo 33 della Costituzione; rispetto al comma 1 dell'articolo 15 (autonomia finanziaria e gestionale degli istituti nei limiti definiti dal regolamento di amministrazione, contabilità e finanza), la riformulazione per disporre che «i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate non possono che far capo al Direttore Generale ovvero a dirigenti da lui delegati... Il regolamento di amministrazione, contabilità e finanza potrà stabilire i limiti entro i quali potranno essere delegati ai Direttori di Istituto poteri di spesa e di acquisizione delle entrate». Tali rilievi, che muovono dalla considerazione che «è il Direttore Generale a predisporre il bilancio preventivo e consuntivo», contraddicono la disposizione dell'articolo 7, comma 2, sull'approvazione del bilancio preventivo e del conto consuntivo annuali che spetta al consiglio di amministrazione su proposta del presidente, e sono in difformità rispetto all'articolo 15, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che chiaramente prevede che, negli enti di ricerca, le attribuzioni della dirigenza amministrativa non possano estendersi alla gestione della ricerca e dell'insegnamento. Peraltro, il riferimento ministeriale alla «istituzione del direttore generale» nell'invito alla riformulazione del comma, pare attribuire a tale figura il rilievo di un organo dell'Ente, mentre, lo sono esclusivamente il presidente, il consiglio di amministrazione, il consiglio scientifico e il collegio dei revisori dei conti; circa l'articolo 13 (dipartimenti) e l'articolo 15 (istituti), la necessità di limitare a 7 il numero dei dipartimenti - che già l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 127 del 2003 fissa a dodici in numero massimo – e di ridurre anche quello degli istituti, peraltro senza fare alcun riferimento a processi di valutazione scientifica, si configura, ad avviso degli interroganti, come un'azione diretta a condizionare l'organizzazione del CNR in ambiti che hanno una forte connotazione scientifica e pertanto estranei al controllo di legittimità e al controllo ministeriale; inoltre, si stigmatizza che si siano attesi due mesi dall'invio dello schema di statuto per «acquisire l'avviso del Ministero dell'economia e delle finanze» riguardo alle disposizioni sulla riduzione del numero di componenti degli organi d'amministrazione, contenute nel comma 5 dell'articolo 6 del citato decreto-legge n. 78 del 2010 e che si pongono in contrasto con quanto già previsto in merito dall'articolo 9 del decreto legislativo n. 213 del 2009; di fatto, permane una condizione di incertezza sulla composizione dell'organo di governo del CNR, manifestando l'assenza del ruolo di coordinamento del Ministro competente con il resto delle politiche del Consiglio dei ministri; anche per la stesura degli statuti degli altri enti di ricerca vigilati dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, quali l'INAF, l'INGV, la Stazione zoologica di Napoli, e altri occorre rilevare iniziative ministeriali del tutto improprie alla realizzazione di statuti realmente autonomi -: se il Ministro non ritenga che i contenuti dei rilievi e delle osservazioni espressi sullo schema di statuto del CNR e le iniziative assunte nei confronti degli altri enti pubblici di ricerca, esposti in premessa, non accentuino il contrasto con i principi ispiratori della legge n. 165 del 2007, e successive modificazioni, volti a «salvaguardare l'indipendenza e la libera attività di ricerca» dei detti enti (lettera a) del comma 1, dell'articolo 1), e se pertanto non intenda modificare il proprio orientamento.
ALLEGATO2: COMUNICATO STAMPA PD
Roma, 9 novembre 2010
Enti di ricerca: Gelmini getta la maschera
Enti di ricerca ultimo round. I presidenti degli enti di ricerca sono stati convocati dal ministro giovedì scorso per essere informati di una sostanziale riduzione del fondo ordinario per il 2011. Si parla di taglio del 15-20% in meno rispetto al 2010, un valore insostenibile per la maggior parte degli enti di ricerca che non hanno un margine di investimento oltre ai costi fissi del personale e del funzionamento, e fortemente penalizzanti per gli enti come l' INFN e l' ASI che hanno una frazione significativa del bilancio destinata all' investimento esperimenti e infrastrutture di ricerca.
Un anno fa il governo approvava il decreto legge 198-2009 relativo al riordino degli enti di ricerca. Questa legge prevedeva tra l'altro che a partire dal 2011 il 7 % del fondo ordinario fosse trattenuto dal Ministero per favorire la realizzazione di grandi progetti proposti dagli enti, ad esempio i progetti bandiera del PNR, che comunque avrebbero dovuto essere realizzati con risorse addizionali, per esempio provenienti dal CIPE, in quanto il valore complessivo dei progetti bandiera è pari a 1600 M€, assolutamente irrealizzabile con il fondo ordinario che è sostanzialmente dedicato alla copertura dei costi fissi di funzionamento (salari,costi strutturali). Questo ha obbligato gli enti di ricerca a pianificare nel corso del 2010 il bilancio del 2011 riducendo in maniera sostanziale le risorse destinate alla ricerche approvate attraverso le normali procedure interne. Nel frattempo le risorse addizionali CIPE non si sono viste: si corre quindi il rischio che si mettano in cantiere progetti che non hanno copertura economica per gli anni a venire e rimangano incompleti o vengano realizzati assorbendo tutte le risorse dedicate ai progetti ordinari gettando gli enti nel caos.
Ora il Ministro vuole controllare una frazione ben maggiore del 7 % mandando all' aria la programmazione scientifica degli enti nel 2011, in barba ad ogni forma di autonomia. A proposito di autonomia: sempre nel decreto di riordino, in nome dell' autonomia statutaria è stato richiesto agli enti di ricerca di proporre dei nuovi statuti che ne regolassero il funzionamento attraverso una procedura che affiancava ai consigli di amministrazione 5 saggi nominati dal ministero. Durante questo processo gli organismi dirigenti degli enti sono rimasti "congelati" non potendo procedere al normale ricambio secondo le procedure vigenti. I dodici enti vigilati dal MIUR hanno sottomesso le loro proposte di statuto entro la scadenza prevista in agosto, ma, a distanza di tre mesi, nessuno statuto ha ricevuto l'approvazione del ministero.
Viceversa il ministero sta intervenendo pesantemente nella versione degli statuti proposta dagli enti di ricerca. Ad esempio ha imposto al CNR che il Direttore Generale sia di nomina ministeriale almeno in fase di prima applicazione, e ha imposto all' INFN l'introduzione di un direttore generale, non previsto nello statuto esistente, e l'introduzione di un membro della giunta esecutiva di nomina ministeriale (in barba alla legge delega che confermava le procedure di nomina esistenti nell' INFN). Anche sugli statuti dell' ASI, dell' INGV e dell' INAF esiste una forte divergenza di vedute tra ministero e enti di ricerca.
In tutti i casi, inoltre, la comunità scientifica di riferimento non è stata assolutamente coinvolta nella stesura dei nuovi statuti. I rapporti tra ministero ed enti di ricerca hanno coinvolto solo le presidenze degli enti di ricerca con evidenti distorsioni procedurali e conflitti di interessi, in quanto l'approvazione dei nuovi statuti, alla luce della 198-2009,prevvederebbe l'automatica decadenza dei presidenti in carica e l'istituzione di search committees per la loro sostituzione.
Per cui il ministro Gelmini ha gettato la maschera: niente nuovi investimenti nella ricerca, anzi sostanziale riduzione effettiva di risorse, accompagnati da un interventismo ministeriale nel controllo delle attività in corso o di quelle future, a partire dalla struttura statutaria.
Per quanto riguarda gli statuti, infatti, la teorizzazione della gestione duale degli enti, altro non è che la dichiarazione della volontà di controllo da parte del ministero del funzionamento degli enti di ricerca. Il direttore generale gioca il ruolo principale e risponde direttamente al ministero, mentre il presidente ha solo un ruolo di rappresentanza della comunità scientifica, con responsabilità di indirizzo.
L'autonomia degli enti di ricerca, sia finanziaria che gestionale risulta così fortemente ridotta. La burocrazia lenta e farraginosa del MIUR influirà in modo negativo sul funzionamento degli enti di ricerca. Tutto questo senza che sia pervenuti a nessuna azione di valutazione. E' fermo il CIVR, è fermo l'ANVUR, ma questo non impedisce pesanti interventi sul bilancio degli enti.
Ministro Gelmini, che fine ha fatto il suo appello al merito, alla selezione, alla trasparenza? Il mondo della ricerca è in crisi, così come il mondo dell' università per politiche inefficienti, macchinose, lente, che non premiano in nessun modo il merito, ma che risultano molto sensibili a esigenze di tipo elettorale.
Partito Democratico
Forum Università Saperi e Ricerca
ALLEGATO3: COMUNICATO STAMPA FEDERAZIONE della SINISTRA
Il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti e non solo: in quel giorno del 1939, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti. Nel 1941 alcuni gruppi di studenti in esilio, primo nucleo dell'International Union of Students, decisero che il 17 novembre sarebbe diventato l'International Students Day, la giornata internazionale di mobilitazione studentesca. Contro l’attacco al sapere portato avanti dal governo delle destre, il 17 novembre si svolgeranno manifestazioni degli studenti in tutta Italia e la FLC CGIL ha proclamato uno sciopero generale per tutti i settori della conoscenza. Per lo stesso giorno, l'Osservatorio sulla Ricerca, dopo avere raccolto in pochi giorni moltissime firme di ricercatori e docenti contro questi statuti e per una ricerca di qualità, ha organizzato una manifestazione a Montecitorio contro l'attacco agli Enti pubblici di ricerca che il governo, tramite i nuovi "statuti", tenta di trasformare in colonie dei ministeri. Il 17 novembre si prospetta perciò come una giornata cruciale per il mondo della conoscenza che vedrà uniti docenti, studenti, precari e ricercatori pubblici. Garantiamo quindi a tutte queste iniziative le iniziative il nostro più completo appoggio.
p. la Federazione della Sinistra
Eeonora Forenza (PRC-SE)
Maria Rosaria Marella (Socialismo 2000)
Vito Francesco Polcaro (PdCI)